• Maurizio Castagna

Greta Thunberg e Ingmar Rentzhog

Greta Thunberg e Ingmar Rentzhog

Greta Thunberg

Chi sono questi due?

Certo la prima la conoscono tutti, il nuovo aedo mediatico del liberismo. Del liberismo? Si, creata ad arte come un Cyborg della comunicazione da chi in effetti ha tutto l’interesse a mostrare cambiamenti e contraddittori affinché nulla cambi e niente sia messo in contraddizione.

Oramai la bolla Greta è “carta conosciuta” come si dice a Napoli volendo indicare qualcosa che, oramai, sanno tutti, il famoso “segreto di Pulcinella” Mamma e papà Thunberg, in pratica, hanno messo sul mercato la figlia, e nelle mani del previdente Rentzhog.

A Stoccolma il giornale Svenska Dagbladet ha smascherato la tresca: business is business, ma certo è ben poco nobile che quest’uomo d’affari stia utilizzando Greta, una originale bambina affetta da sindrome di Asperger, sia per raccogliere fondi, sia per ottenerne un ritorno in termini commerciali e di affari in giro per il mondo. Mettendo in opera un nauseante cinismo nell’approfittare della stessa sindrome, costringendo Greta a pronunciare frasi ad effetto tipo “sono affetta da mutismo selettivo, parlo quando è necessario, questo è uno di quei momenti in cui è necessario parli”. Gli Asperger, nobilissimi ragazzi, persone intelligenti ed effettivamente selettive, geniali talvolta, sempre laboriose, non avrebbero meritato questo insulso speculare sulla loro pelle. Ma, il “buon” Rantzhog, avrebbe potuto farlo senza il consenso dei reggitori del circo mediatico neo liberista? Senza le arpie della speculazione finanziaria? Senza il si interessato dei magnati delle multinazionali di settore, dalla Bayern-Monsanto alle compagnie del petrolio e della raffinazione e dell’industria dell’acciaio?

Greta è semplicemente “un prodotto che funziona” ed è perfettamente funzionale al verbo neo liberista. I cui rappresentanti si (di)mostrano belli e buoni, permettendo il dissenso a giovani dissenzienti, e affermando che così, assieme a loro, cambieranno il mondo in meglio. In una recente presentazione del mio libro “Montelepre Caput Mundi” (caput mundi mai come adesso) in una scuola superiore di Parma ho detto ai ragazzi delle ultime classi presenti in Aula Magna : ”Quando gli adulti vi dicono “con voi cambieremo il mondo”, rizzate le penne perché è il momento in cui vi fregano”. Greta è una bolla che esploderà o finirà tra le miriadi di stelline apparse e scomparse in una notte, utile solo ad arricchire parenti ed amici di parenti ed a mostrare il volto buono del neo imperialismo occidentale.

Chi sono i ragazzi che seguono Greta, se non quelli che usano i cellulari prodotti con il lavoro da schiavi dei ragazzini africani, che utilizzano motorini che inquinano, che godono dei privilegi del mondo occidentale (anche le classi meno agiate) mentre il resto del mondo soffoca? Ma davvero si pensa che questa pantomima serva al mondo perché si redima?

E’ lo stesso gioco fatto con Mandela. Osannato dai liberisti e dai maitre a penser occidentali, artisti, uomini politici, sportivi. Un uomo che, per carità, aveva passato gran parte della sua vita in carcere con dignità, rivendicando diritti per il suo popolo, nel Sud Africa razzista. Mandela non ebbe comunque modo di incidere né sulla politica interna al suo paese né nel controllo delle lotte tribali che scoppiavano senza soluzione di continuità, anche e soprattutto per la ferocia della moglie, usa più a gestire il proprio potere, con il marito capo della rivoluzione proclamata in carcere, che a rivendicare libertà per le etnie nere (anzi spingendo le une contro le altre armate). Quando Mandela uscì dal carcere vi fu un immenso applauso mediatico, gestito dalle menti pensanti del neo colonialismo. Il povero Mandela fu usato come icona della redenzione degli occidentali invasori, simbolo del loro ravvedimento. Nulla è cambiato, però, da allora. Le multinazionali hanno in mano il 100% dello sfruttamento delle miniere e del lavoro salariato. Un uomo un voto è uno slogan inutile se non serve a mutare i rapporti economici di forza.

Quanto diversa invece la sorte di due eroi del socialismo ma più ancora dell’identitarismo africano! Parliamo di Lumumba e Sankarà. Eroi davvero, davvero capaci di mutare le sorti dei propri popoli sottomessi, intelligenti e propositivi. Ebbene giacciono nel limbo della storia, dopo che agenti neo liberisti, innescati dalle grandi potenze neo colonialiste, provvidero ad ucciderli senza pietà. Dimenticati anche dalle masse imborghesite dei giovani d’oggi, invece capaci di scioperare “per appoggiare Greta”. Sciocchi, insulsi. Ma anche emarginati culturalmente grazie al potere mediatico del nuovo “Grande Fratello” che insegna loro una neo storia fatta di comunicazione falsa e subdola.

Ritornando a Greta, Andreas Henriksson, giornalista d’inchiesta svedese, afferma che c’è chi sull’immagine di questa ragazza ha lucrato parecchio. Secondo Henriksson lo sciopero scolastico non era che parte di una strategia pubblicitaria per lanciare il nuovo libro della madre di Greta, la celebre cantante Malena Ernman (quattro giorni dopo la “presentazione al mondo” di Greta ad opera di Rentzhog esce con grande successo il libro dei genitori della ragazzina). E il grande stratega di questa campagna sarebbe Ingmar Rentzhog, esperto di marketing e pubblicità, miliardario, che ha provveduto a riempire di contenuti economici e finanziari il giochetto mediatico. A cui si sono prestati e si prestano, perfettamente consapevoli, presidenti e primi ministri, menti pensanti del mondo mediatico, i capi di quest’Europa fasulla della speculazione finanziaria e persino il Papa!

Per concludere e per evitare di venir subissato da accuse di complottismo, vediamo chi è il furbo Rentzhog.

Nel 2018, è assunto come presidente e direttore del “Global Utmaning”, che promuove lo sviluppo sostenibile, a parole “politicamente indipendente”. Peccato però che la fondatrice sia Kristina Persson, figlia del miliardario ed ex ministro socialdemocratico dello sviluppo strategico e della cooperazione tra il 2014 e il 2016. L’obiettivo di Rentzhog e della Persson sarebbe quello di produrre una convergenza di forze neo liberiste, capaci di favorire affari e interessi privati nel mondo della finanza dopo le elezioni europee. I messaggi vengono veicolati da post su Twitter e Facebook. Questo fatto fa il paio con i famosi tweet e post che i fautori dell’UE dicono siano stati scritti a sostegno della Brexit da “altre menti pensanti”. Se fosse vero, non vedo perché i post di Rentzhog debbano essere osannati e questi ultimi dannati. Oramai si combatte più sui media che sulle strade per le proprie idee (purtroppo).

Ma torniamo alla start up “We Do not Have Time” che, infatti, è decollata pochi mesi fa proprio grazie a Greta. Il 24 novembre Rentzhog la nomina nel board. Tre giorni dopo, la start up lancia una campagna di crowfunding per 30 milioni di corone svedesi (circa 2,8 milioni di euro). Greta è nominata ovunque. Ingmar Rentzhog fa soldi e ottiene consensi. Greta serve eccome! Ma non al cambiamento climatico, laddove non hanno potuto nemmeno grandi scienziati e uomini politici accorti e disinteressati. Greta è un’illusione, lei non c’entra per niente, recita una parte, consapevolmente o meno. Sono gli adulti che la sfruttano (non parlo solo degli svedesi) a doversene vergognare.

MAURIZIO CASTAGNA


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