• Maurizio

Mattei e Misteri d'Italia

Aggiornato il: giu 28


A chi giovò l'omicidio di Mattei?


A Verzotto e Di Cristina?

Enrico Mattei

A Guarrasi e Cefis?

A Fanfani e La Malfa?

Ai petrolieri anglo americani e francesi?

Alle strutture segrete operanti in Italia?

Ai carabinieri che deviarono le indagini, al contrario della polizia?

William Colby nel suo libro "La mia vita nella CIA" scrisse:

"L'Italia è stato il più grande laboratorio di manipolazione clandestina. Molte operazioni organizzate dalla CIA si sono ispirate all'esperienza accumulata in questo paese"

Appunto.

Ci sono Nazioni e Stati senza sovranità che debbono accettare, sul proprio territorio, ogni sorta di sopruso, economico, finanziario, militare, civile. L'Italia, il silenzio complice di tutte o quasi tutte le sue pubbliche Istituzioni, di tutti o quasi tutti gli uomini pubblici, dei militi dell'Arma, degli agenti di Polizia, delle forze della Finanza. Il silenzio e l'assenso vergognoso dei grand commis, dei corrotti e degli ingenui, degli ignavi e dei furbi.

Un paese ridotto a scarto, fra lotte internazionali, dei poteri sovranazionali, degli interessi stranieri ed apolidi.

Uno dei misteri, uno dei tanti, troppi misteri (tutte le cose accadute?) che questo popolo asservito, grazie a (quasi) tutti coloro che l'hanno governato, ha visto scorrere via, è quello della morte di Mattei. Oh, si badi bene, non che, dopo decenni, si sia impedito di portare alla luce che Mattei fu ammazzato. Per carità. Il sistema liberista è un abbaglio e un muro di gomma assieme. Ti permette di contestarlo, accusarlo, portare in tribunale i suoi uomini "migliori" (si fa per dire) per poi sfiancarti lentamente, tra pause nella lotta, rinvii nei giudizi, contestazioni, accuse d "complottismo" in dibattiti pubblici e privati, internet, mani tese (e poi pugni in faccia). Un muro di gomma. Ed è un abbaglio, sembra che sia il massimo del confronto obiettivo e libero. Sembra.

Chi, della morte di Mattei, sembrò avvantaggiarsi?

Verzotto e Di Cristina per il pizzo che i petrolieri delle sette sorelle pagavano prima dell'avvento di Mattei, e mai più versato dopo il secco no dell’imprenditore marchigiano?

Guarrasi e Cefis, anzi Cefis e Guarrasi, per il maggior potere che avrebbero detenuto alla morte del fondatore dell'ENI?

Fanfani e La Malfa, rappresentanti del potere politico italiano e, in nome di quel potere, proni agli ordini statunitensi? Ansiosi di dimostrare agli americani di essere capaci cani fedeli, dopo gli insulti ricevuti in un viaggio in USA, con l'obbligo, da parte di Mr. President, di fermare Mattei? Probabile, ma per di più, avendo la certezza di perdere l'appoggio editoriale del “Giorno”, la testata giornalistica dell’imprenditore, ed economico-finanziario dell’ENI in favore di Moro, la cui linea di politica estera corrispondeva all'idea di Mattei. Una linea neutralista, terzomondista, “antiamericana”, come ebbe lui stesso a sottolineare, attirandosi le ire di Montanelli e del Corriere della Sera. La linea che avrebbe dovuto seguire un'Italia non soggetta alle direttive anglosassoni e nord europee, ma protesa ad ottenere riconoscimenti politici nell'ambito del Mediterraneo. Faro di popoli emergenti e anticolonialisti. (A proposito, che fine ha fatto Aldo Moro?)

Ai petrolieri delle multinazionali straniere e alle strutture segrete operanti in Italia, non solo per eliminare un pericoloso concorrente che si avvantaggiava di procedure apparentemente "dumping", ma soprattutto perché la politica terzomondista di Mattei a lungo andare, in un paese proteso nel Mediterraneo, avrebbe impedito di portare avanti qualsivoglia progetto imperiale in Medio oriente e in Africa? Come accadde, è accaduto e accadrà in questo nostro lago mediterraneo sporco di sangue e di inganni.

Ai Carabinieri che, nei secoli fedeli, obbedirono per Ragion di Stato e occultarono per il tempo necessario le indagini? Non solo quelle sul sabotaggio dell'I-SNAP Morane-Saulnier 760 B Paris II, l'aereo di Mattei. Ma quelle sull'omicidio del giornalista de "L’Ora" di Palermo, Mauro De Mauro, indissolubilmente legate al caso Mattei. Quando invece la polizia continuava ad indagare la stessa pista. Con due poliziotti, Boris Giuliano e Bruno Contrada. L'uno, poi "ammazzato dalla mafia". L'altro, accusato di ignobili nefandezze da pentiti di mafia e de relato, condannato a lunghe pene detentive ad onta della difesa d'onore dell'allora Capo della Polizia Vincenzo Parisi e da una pletora di dirigenti, funzionari e agenti di polizia. Evidentemente godevano, i mafiosi, di maggior fiducia agli occhi degli inquirenti.

Non scrivo altro. Ma invito tutti i giovani a studiare, confrontarsi, lottare, per cercare, scovare, smascherare. Mai accontentarsi. Mai subire senza reagire. Ragionate, anche se siete stanchi e sfiduciati, non arrendetevi. Leggete, consultate documenti, ascoltate tutti, quelli che sembrano voler difendere la Storia come vi viene raccontata e i "ribelli", quelli che invece la Storia, come viene raccontata, non l'accettano, in tutto o in parte. Non abbiate paura di "andare oltre". Se doveste cacciarvi in un vicolo cieco o accorgervi di aver imboccato una strada sbagliata, al massimo prenderete reprimende, insulti o condanne. Se invece squarcerete veli di ignominia, il mondo, grato, si ricorderà di voi, in vita o in morte. Perché, anche per asserire verità scomode, ci vuole coraggio.

In bocca al lupo. Ah, quello su Mattei è un bel problema col quale cominciare a confrontarsi, su Mattei e su De Mauro.

In bocca al lupo.

Maurizio Castagna

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