• Maurizio

Perché “il siciliano” è lamentoso

Aggiornato il: giu 28

Perché “il siciliano” è lamentoso

Regno di Sicilia


Che, signori miei, bisogna intendersi sul significato di lamentoso. Io posso pensare che

lamentoso sia colui che, patendo l’ingiustizia, e non volendo o sapendo ribellarsene o porvi rimedio, non avendone i mezzi opportuni, invoca equità. Altri indicano così il nullafacente che, di fronte alla pesantezza del lavoro quotidiano, se ne lamenta. E certo! Serve Pirandello che, col genio che lo contraddistingue dice “…Abbiamo tutti dentro un mondo di cose: ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch'io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sé, del mondo com'egli l'ha dentro? Crediamo di intenderci; non ci intendiamo mai…”

E così, ogni qual volta il viaggiatore incontra un Siciliano che si lamenta, crede sia per la sfacciataggine del balordo; di chi non riesce nemmeno a disciplinare la sua vita e la vuole apparecchiata dagli altri. Mentre, e noi lo sappiamo bene, quando il Siciliano si lamenta è proprio perché intravede nel suo destino di colonizzato una beffa e un sopruso. Il sopruso sono la terra martoriata dalle raffinerie, i campi alla malora per i prodotti dell’agricoltura che invadono i mercato da terre lontane e costringono al macero i frutti faticosamente coltivati; i patti dello Statuto disattesi sino ad ammontare a decine di miliardi di euro finiti nelle casse dello Stato centrale. La beffa è che lo si accusi di approfittare dei maneggi dei suoi più miserabili conterranei utilizzando denaro non suo; lo si accusa di succhiare il sangue del colonizzatore, come se questo fosse poi possibile. Ve lo figurate il colonizzato d’Africa approfittare del boss della multinazionale che estrae ricchezza dalle viscere della sua terra? Che sia cobalto, diamanti o altro? E come può approfittare dello Stato Centrale e dei tributi dei cittadini continentali il Siciliano, quello onesto dico, quando il malaffare dei siciliani disonesti lo paga con le proprie tasse e invece contribuisce a pagare il disonesto continentale al pari degli altri contribuenti italiani? Come può, quando il carburante, il Siciliano onesto, lo paga di più del cittadino aostano o bolzanino? Nonostante in Sicilia si estraggano e raffinino tonnellate di idrocarburi mentre in quelle regioni pascolano le vacche nelle immense vallate verdi e salubri? Quando il Siciliano onesto vede morire i suoi figli per quell’attività industriale, mentre ad Aosta e Bolzano si vive assai bene e i bambini crescono, vivaddio, sani?

E il maltolto a prova di Statuto? E ce ne vuole a ripetere per l‘ennesima volta i conti: a quanto ammonta, a prova di Statuto, il debito dello Stato Centrale nei confronti dei Siciliani? Miliardi di euro, necessari a garantire il lavoro ai figli del Siciliano onesto, una sanità più giusta ai suoi cari. Ma, si dice, che vogliono con questo Statuto? Male ha fatto lo Statuto, gridano dagli alti scranni Buttafuoco e PIF, intellettuali di sponda centralista, eppure siculi. E se lo dicono i Siculi vuol dire che è vero! E vien fuori che lo Statuto serve a garantire i portaborse dei parlamentari dell’ARS, e a rivendicare un maltolto che non c’è.

Ma fu accordato, lo Statuto, anzi fu concordato. Normato costituzionalmente. Ad onta di un “colpo di mano” della Corte Costituzionale che ne abolì un organismo necessario come l’Alta Corte senza passare per le aule parlamentari, è lì. Che lo si voglia o meno. E parla con norme chiarissime.

E allora, o lasciate al Siciliano onesto la facoltà di lamentarsene, della sua mancata applicazione, fino a che il Siciliano onesto, stanco di farlo, potrebbe dare in escandescenze e tracimare di animo. O, con un tratto di penna, come fu per la decisione della Corte Costituzionale nel 1957, abolitelo! Abbiate il coraggio di farlo. Come concedeste vantaggi immeritati alle regioni di confine del Nord, così sottrarrete benessere e giuste compensazioni al Siciliano onesto. E poi dalli con la favola del lupo a monte e dell’agnello a valle. Tagliate corto! Di là dal diverso significato da dare alle parole, signori miei intendiamoci. E con chiarezza. Non volete lo Statuto? E’ vecchio, obsoleto, disatteso, anomalo? Benissimo, riunitevi in Parlamento e abolitelo!

Va benissimo anche a noi, va benissimo anche al Siciliano onesto. Le colonie non sono tali perché manchino di uno Statuto. A ben vedere concedere una costituzione è la foglia di fico dei regimi che si atteggiano a democratici ed invece operano in modo subdolo. La Costituzione “concessa” è un omaggio ferale al popolo dominato. Ovunque ci sia una doppia sovranità, le guarentigie costituzionali hanno il valore del “nulla mischiato col niente”

Toglietelo, stracciatelo lo Statuto ma, sia ben chiaro, poi la pletora di dipendenti regionali siciliani con funzioni centrali li pagate anche voi, cari fratelli d’Italia e con portaborse annessi!

MAURIZIO CASTAGNA

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