• Maurizio

Maurizio Castagna e Giuseppe Mazzola

Aggiornato il: giu 28

Caro Giuseppe,

come promesso ti mando due righe, per quanto possa essere io una persona sapiente nelle

Stretta di mano

storie degli uomini e per quanto la mia vita, lunga come la tua, mi abbia insegnato ad apprezzare le belle persone.

Ho letto il tuo libro, la tua fatica, costata tanto, in termini di spesa ma non solo. Perchè ti ha ricordato pagine belle della tua gioventù, ma anche passaggi della tua vita che hanno apportato amarezza e dolore.

Un libro vissuto davvero, come suole dirsi con locuzione sbagliata in qualche caso. Non nel tuo, perchè quelle pagine percorrono la tua gente, accompagnano familiari e amici nel ricordo più struggente. Essenziale nelle accuse, fenomenale per sintesi politica, orgoglioso per quanto riguarda l'identità, l'appartenenza che, di là dalle ideologie che tanto e inutilmente allontanano, ci rende partecipi di una comune avventura storica. Gli usi e i costumi, di quell'organismo sociale che è il popolo e che nessuno esclude, tutto avvolge e coinvolge. E che si oppone al mostro giuridico che chiamiamo Stato e che molte volte è partecipato dai traditori di quello stesso organismo sociale che ad esso trasferisce la propria sovranità : devo scrivere con poca avvedutezza. Un libro che chiama all'azione i nostri cari lontani, chi non c'è più. Per rivendicare a loro quella dignità che il Sistema, orrendamente composto dai cosiddetti eletti del popolo e dalle jene del sottobosco criminale, molte volte nega con disprezzo.

I nostri volumi che parlano di Montelepre partono da due diversi vissuti. Il mio dell'osservatore partecipe, il tuo dell'amante disperato ma lucido. Ma questi testi ci avvicinano umanamente. In questa mia personalissima avventura di saggista ho avuto modo di incrociare tante belle persone, tu sei una di quelle, ma più vicina ancora perchè tu sei quegli uomini e quelle donne che mi hanno avvinto per le loro storie umane. Come i soldati di questa disperata nazione mandati a morire inutilmente, i minatori di Marcinelle, i vinti e i tanti perduti e dimenticati. Tu sei quegli eroi silenziosi che una letteratura storica vigliacca ha pure umiliato negli scritti più che nei fatti. Il tuo testo è un grido di dolore lucido, attento, misurato ma implacabile verso le oligarchie che non da adesso, nel mondo della finanziarizzazione della schiavitù globale, ma da molto tempo addietro, hanno devastato le coscienze e i corpi.

I nostri due volumi ci hanno permesso di annodare un percorso che non può fermarsi adesso. Spero che, in un futuro assai prossimo, siano le coscienze dei figli e dei figli dei figli a spezzare le catene e a ridare dignità a chi non c'è più e ai vivi con stima profonda.

Maurizio

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