I nuovi giacobini

Il giornalista indipendente Giuseppe Timpone, senza nessun timore e reverenza indica, con

L'insegna stradale di Wall Street
Wall Street

dovizia di prove, quale ipocrisia alberghi nei cuori e nelle menti dei più spregiudicati finanzieri. Eppure Timpone è un liberale che scruta nell'economia come uno Sherlock Holmes, non è affatto un complottista o un feroce dissacratore della società occidentale. Semplicemente ragiona con la testa. Come molti, troppi, oggi rifiutano di fare, persino davanti ad atteggiamenti palesemente vili e menzogneri.

La lucidità, con la quale esprime le sue tesi, mi ha piacevolmente confortato e, senza ombra di dubbio, sono certo dell'inoppugnabilità del suo ragionamento.

Sono sicuro che, leggendo, sarete d'accordo con me.

Manca però qualcosa per rendere, con piena evidenza, in qual modo la malafede dei finanzieri riesca a mascherarsi e ad assoggettare menti e comportamenti altrui. Come riesca ad imporsi, oltre che col dominio militare e con l'esercizio della Forza, persino saccheggiando ogni briciola residua di dignità e rettitudine da parte di chi subisce le conseguenze delle loro scelte.

Io ho la risposta, il dominio assoluto si poggia sulla fede che ripongono negli oppressori coloro che io chiamo "giacobini". Fidando nelle certezza che non solo i giacobini esistano senza soluzione di continuità dal fatidico 1789, ma che addirittura, oggi giorno, prolifichino come conigli di razza pura.

Il giacobino è colui che crede di possedere le chiavi della saggezza, di dominare la cultura e di essere dotato dell'infallibilità di giudizio. Senza sopportare alcun senso del ridicolo. Ma non basterebbero queste certezze al giacobino, per imporsi, se non considerasse come beoti e lerci individui, nel corpo e nella mente, coloro che, per loro disavventura, provassero a contraddirli. Il giacobino, innanzitutto, cerca riparo e ristoro all'ombra del forte e del superbo. Ne è ammaliato, non dall'enunciazione di aulici principi, ma dal modello che l'oppressore impone affinché, quei principi, risultino solo vane espressioni senza valore, buone soltanto ad arricchire il medagliere di famiglia. Una volta individuato il tiranno di turno, pur se sotto le mentite spoglie dell'accorto e buon padre di famiglia, non resta, al giacobino, che stanare i reprobi, che trova soprattutto tra gli oppressi. Quelli che deve mortificare e condannare, persino a morte, o ostracizzare senza alcuna misericordia. Ecco, questa figura è essenziale perché gli oppressori possano garantire a sé stessi il dominio nel mondo. L'incrollabile fede nelle proprie certezze (ragioni mi sembra eccessivo dire ), determina il giacobino a pensarle come incontrovertibili, inconfutabili, incontrastabili, indubitabili. E inoppugnabili. E perciò evitano ogni contraddittorio, non perché reputino di poter inciampare in qualche tesi altrui, intelligente e schietta, ma proprio perché stimano inutile la cosa. Non è colpa loro, sono nati onniscienti. Certo che, mentre i loro contraddittori un pò li temono, coloro che esercitano il Potere, con l'uso spregiudicato della Forza e della Menzogna, li reputano idioti e pertanto hanno buon gioco ad utilizzarli per i loro scopi. Ma, come recitava una canzoncina intrigante, affermando che Pippo non sapesse, così il buon giacobino non s'accorge delle proprie fallaci apparenze.

Cosa ci resta? Sperare in un nuovo 1794 quando i giacobini, quelli veri, che tra l'altro dubitavano spesso delle loro tesi pur essendo convinti di doverle portare avanti e che erano indubbiamente dei coraggiosi e dei probi, a dispetto di questi attuali, pavidi e fanfaroni, furono portati al boia, perdendo testa ed illusioni? Oh, per carità, non vogliamo sangue, ci basterebbe una bella gogna, di quelle che servivano a rendere ridicoli i gradassi nelle fiere medievali. Quelle si, prima di trascinare giù dal trono i loro padroni.

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Maurizio Castagna


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