Victor Hugo e la "follia"

Il due dicembre 1851, dopo vari tentativi falliti, e dopo essere stato eletto Presidente dei Francesi

Libri francesi antichi
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nel 1848, Napoleone III si impadronì definitivamente del Potere con un colpo di Stato sanguinoso, nel quale persero la vita centinaia di parigini, sulle barricate erette da Victor Hugo e da altri difensori della Repubblica, poi costretti, il romanziere e questi ultimi, all'esilio e alla proscrizione.

Hugo si rifugiò sull'isola britannica di Guernesey, acquistando una casa e garantendo così a sé stesso e alla sua famiglia di non poter esserne allontanato a forza e riportato in Francia.

A Guernesey si rifugiarono molti altri francesi, oppositori di Napoleone e della sua cinica spregiudicatezza, appoggiato, l'Imperatore, dalla finanza francese e apolide e dall'esercito.

Victor Hugo venne ben presto definito sprezzantemente come folle -cosa che capita, ad ogni latitudine e in ogni tempo, agli oppositori di un regime o di ciò che pare paventarsi come tale (in effetti dedicarsi, più per solleticare il suo ego smisurato che per effettiva convinzione, alle sedute spiritiche, nelle quali "si faceva dettare" dalle anime dei grandi poeti, evocati da improvvisati medium, ballate e poemi, racconti e massime, non dava sostanza alla sua coraggiosa opposizione politica).

Sarebbe tornato in Patria nel 1870 alla caduta del Tiranno.

Vuol dire che i Poeti possono dire la loro quando una dittatura si profila all'orizzonte e, benché vengano definiti sprezzantemente folli dagli oppressori e dai potenti, è alla loro fierezza e testardaggine che il Popolo deve rivolgersi per tenere la barra diritta al cospetto delle tempeste della vita. E vuol dire anche che il Male ha un orizzonte limitato, rispetto sia alle generazioni che alla stessa vita di un singolo uomo. Basta attendere.

Come vi lascio sempre, intelligenti pauca o, molto più semplicemente "a buon intenditor..."

Maurizio Castagna

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