• Maurizio

La "Nostra" UE

Aggiornato il: giu 27

“Il problema è capirsi. Oppure nessuno può capire nessuno: ogni merlo crede d’aver messo nel

Unione Europea

fischio un significato fondamentale per lui, ma che solo lui intende; l’altro gli ribatte qualcosa che non ha relazione con quello che lui ha detto; è un dialogo tra sordi, una conversazione senza né capo né coda. Ma i dialoghi umani sono forse qualcosa di diverso? (Italo Calvino)

Penso questo sia l’incipit giusto. Non corretto, proprio giusto. Mi serviva la penna di uno scrittore illustre e geniale per cominciare a scrivere di qualcosa che mi sta a cuore. Non potendo dare il là di mio, incapace di ardite ipotiposi per illustrare in sintesi il mio pensiero, un pensiero alto l’ho rubato.

Perché è necessario che ognuno dia ai termini e ai concetti, che sono termini espressi in proposizioni lunghe ed articolate, il loro giusto valore e che il significato di questi e quelli sia eguale per tutti. Altrimenti i merli sbaraccano

L’Europa, dunque. Anzi, l’UE che Europa non è, volendosi metter d’accordo sui termini di comparazione.

Cosa si intenda, cosa dovrebbe rappresentare e cosa invece sia, ho provato a scriverlo nel precedente articolo (leggi qui)

Adesso vediamo perché quell’Europa, come noi la intendiamo, quella configurazione geografica (e storica) è assurta a unione europea (UE) con un vincolo tra Nazioni che è solo economicista, perdendo per strada ogni altro significato valoriale.

La paura della Germania è probabile abbia spinto menti peraltro geniali a immaginare un vincolo tra Stati che, da egualitario, è divenuto predatorio, a favore dei pochi e a scorno dei tanti. Ohibò, paura non delle schiere di Arminio, non dell’imperatore Barbarossa, non della proterva alleanza tra la Confederazione Tedesca del Nord con i regni del sud di Baden, Baviera e Wurttemberg, non delle Panzer Division del terzo Reich, proprio della Germania come entità metafisica.

E’ la paura dell’uomo nero, che non esiste, se non nelle minacce della mamma ma che, invece, potrebbe manifestarsi, sbucare fuori da un recesso di questa nostra umana esistenza, tanto cara e tanto imprevedibile. E, per esorcizzare tale dannata sensazione, e soprattutto per tranquillizzare madama Francia, dispettosa reginetta avvizzita dopo il secolo napoleonico di gloria, devastazione e sangue, si è arrivati a immaginare una Gorgone che viva di proterve indennità, staccata dal resto del corpo che, invece, senza cavalier serventi muore di fame.

Le serpi in capo alla Gorgone tedesca sono la rappresentazione in senso mitico dei piccoli staterelli abbarbicati alla Germania, mentre l’impero angloamericano ne controlla, preoccupato, le suggestioni e i tentativi di fuga in avanti. Non senza sfruttare, con la Nato, la nuova formidabile barriera ad Oriente, tra Polonia, Ungheria ed Ucraina, dove fare pressione, con nuovi insediamenti di basi militari, sulla vecchia Russia, altro demone onnipresente per i sassoni, gli iuti e gli angli. Come se, per la percezione delle cose, il vissuto etnico delle Nazioni egemoni realizzasse la realtà rinnovandola epoca per epoca in base alle proprie emozioni profonde, alla percezione e al significato che sente di attribuire agli avvenimenti storici.

Dicevamo della Gorgone tedesca, come esorcizzare la sua inesausta ingordigia di ricchezza, territori ed anime? Ingordigia nutrita da una fiera tradizione militare, ma non da una altrettanto epica dimensione scientifica e tecnica e nemmeno sorretta da geniali e soprattutto diffuse attitudini imprenditoriali?

Detto fatto, forse perché gli angli e i franchi potessero pagare il debito contratto a Dunkerque, si è messa assieme una accozzaglia di diverse esperienze giuridiche, organizzative, programmatiche, storiche, vincolandole ad una moneta unica, senza unificarne la gestione finanziaria e fiscale e la dimensione politica d’assieme. Un mostro, appunto, una Gorgone. E, via via perdendo il filo del ragionamento iniziale (quale?) si è giunti all’ora e adesso, ai nodi aggrovigliati al pettine, oramai indistricabili.

Per semplificare è come se la paura di Totò Riina e dei suoi uomini avesse spinto la prima Repubblica ad offrirgli il Ministero degli Interni (oh, non si offendessero, i lanzichenecchi, so bene che solo a loro è data la potestà di dare del mafioso a noi delle terre rivolte a sud e non viceversa, è solo un esempio, una banale boutade)

Ma non sarebbe bastato fare della Germania la guida della, come potremmo chiamarla, baracca europea, ecco si, organizzare questa che si palesa come una baracca europea senza fondamenta etiche con altre condizioni operative foriere di reciproci vantaggi? No, bisognava che si vincolassero, Istituzioni nazionali e Popoli, con Trattati e imposizioni e norme assolutamente irrecusabili da parte dei paesi del Mediterraneo, potenzialmente gestibili dalla Francia, quasi totalmente irricevibili e inaccettabili per i tedeschi e i loro stretti alleati, che infatti procedono senza curarsene.

E, come la Gorgone, i tedeschi usano pietrificare- la loro Corte Costituzionale è il cerbero a guardia della propria supremazia di fatto e di diritto- chiunque osi immaginare una diversa interpretazione delle norme dei documenti europei imposti dalla Commissione. Pur riuscendo, in tal modo scriteriato, ad andare contro i propri stessi interessi, di una economia partecipata, foriera di vantaggi per tutti. Ma, come scrivevamo, per immaginare uno sviluppo condiviso, un minimo di genio politico avrebbe dovuto illuminare la ragione teutonica, cosa apparentemente ostica nella patria di Hegel, il filosofo della logica totalizzante, del più articolato progetto dottrinale dai tempi di Aristotele, indiscutibile e nemmeno più perfettibile per i suoi epigoni.

Lo Spirito tedesco è arrivato finalmente alla consapevolezza che il dominio, perlomeno europeo, spetti di diritto ai popoli germanici, in senso filosofico dogmatico, teologico, infine economicistico, non essendo possibile procedere per guerre ed annessioni. Che la figura incarnata, per Hegel, da Napoleone, ora si rifletta nell’articolato sistema di banche d’affari e di speculazione finanziaria che regola i passi delle istituzioni di Bruxelles. E, infatti, l’inno europeo è proprio quello del Reich

E, come le truppe imperialiste del Corso guerrafondaio avevano come plauditores le schiere dei giacobini, così oggi inconsapevoli ultras tifano per i signori del Nord, e con accesa partecipazione. I giacobini, nell’illusione che le armate di Francia portassero egalitè, fraternitè e libertè, assistettero, impotenti e stupefatti, ai crimini di un esercito comandato da generali senza scrupoli. Dalla Lombardia al Veneto, alla Liguria, in Toscana, lungo la dorsale adriatica, fino alle terre del Borbone, una sequela di violenze, ladrocini, stupri, assassinii a sangue freddo, macchiarono di sangue e dolore la Penisola. E di quelle tre grazie, nessuno ne vide nemmeno l’ombra. Insomma, tra costituzioni e bandiere imposte dagli imperialisti del diciannovesimo secolo, i francesi vincitori su tutti i campi di battaglia, nonostante le insorgenze italiche avessero dimostrato il valore della nostra gente, dei popolani e dei ceti borghesi, da Nord a Sud, da Est a Ovest, abbandonati da tutti i propri governanti in fuga, dal pavido Borbone agli incartapecoriti aristocratici della repubblica di Venezia e del Granducato di Toscana, e dalle truppe del tremebondo Papa Re, avvenne che, in cambio di mezzo milione di morti in tutto il Paese, di opere d’arte e tesori pubblici e privati proditoriamente rubati, di migliaia di donne violate dall’esercito in marcia, nessuno tra i giacobini d’Italia ebbe la possibilità di cambiare le sorti del popolo miserabile, come avevano sperato nei loro immaginifici sogni. Del resto, i francesi, avevano la ragione dalla loro, avendo coerentemente mozzato le teste giacobine- Robespierre, Louis Saint-Just e Georges Couthon e i loro seguaci- nel mese di Termidoro del 1794. (Non si studiano le Insorgenze Italiche di fine settecento e inizio ottocento. Sono fuori da ogni testo scolastico di media superiore. Tranne per dipingere di folklore la marcia di Ruffo, soltanto l’ultima reazione popolare tra quelle della Penisola. Il neo giacobinismo può ancora fruttare ai padroni del mondo, per illudere gli ingenui e i gonzi, mai distogliere l’attenzione dai concetti astratti che illudono, dalle moderne, ubriacanti “parole d’ordine”).

Oggi, guai a toccare la Germania, il suo genio, la sua correttezza, la teutonica responsabilità ed incorruttibilità. Doti date per scontate, senza confronto con chi invece presenta statistiche e tabelle che quel genio, correttezza e moralità mettono francamente in dubbio. Nella Germania e nei popoli del Nord, si crede per fede. Come, per dogma, i popoli delle terre che guardano a Sud sono brutti, sporchi e cattivi, senza ombra di dubbio. Ed anche un po' mafiosetti. Un po' di equilibrio sarebbe ben gradito, essendo i popoli formati da uomini e donne similmente corruttibili e similmente onesti. Ma, l’equilibrio e l’obiettività, non farebbero al caso dei costruttori dell’UE.

E, per giungere a questo, come pensarono bene di fare i Grandi Camaleonti di Francia per illudere le anime belle del secolo, basta indicare al popolo bue quanto è bella giovinezza: insomma, l’ecologia e il respiro libero, mentre si inquina sempre di più; la liberazione dei popoli, mentre li si riduce ancor di più in catene; la solidarietà sociale, mentre aumentano i ricchi a scapito di moltitudini di poveri; insomma, bella gente, i concetti astratti e fumosi di un nuovo Illuminismo senza enciclopedisti, un nuovo assalto alla Bastiglia senza la Bastiglia e nemmeno la povera “sgarrupata” guarnigione che la difendeva, i bei sentimenti, il Papa e la fratellanza, i barconi e l’accoglienza, tutto fa brodo. Fino al mantra “senza Europa si muore” mentre moriamo d’Europa (avrei dovuto scrivere UE, ma non voglio urtare suscettibilità diffuse).

(E, intanto, gli europei, e gli italiani, vendono armi ai Sauditi per massacrare migliaia di giovani vite yemenite, è solo un esempio ma valga per tutti i massacri presenti e futuri, immaginati, portati a termine oppure eterodiretti dai sostenitori e dai membri dell’UE, ovviamente e rigorosamente fuori dai confini continentali o del sistema eurocentrico, per non scardinare l’altro mantra dei “70 anni di pace”).

Insomma, per poter discettare su tutto, ma proprio tutto, come un Dio onnisciente ed infallibile, dalla medicina allo sport, dall’etica alla pragmatica, i Finanzieri a capo delle milizie liberiste, devono tener buoni gli illusi e i presuntuosi- quelli che pensano di avere le chiavi dell’animo umano, di conoscere le esigenze dei popoli e di sapere dove traghettarli, probabilmente in un Eden che immaginano solo loro, e che invece condannano ad una tormentata esistenza, ad una schiavitù perenne. Neo giacobini, insomma, milizie utili al grande Inquisitore. Come poi si faccia a credere che, personaggi che hanno sempre avvertito l’interesse personale come indubitabilmente superiore a quello dei propri simili, inferiori per potere, cultura e ceto sociale, tecnocrati algidi, senza un minimo di visione politica e dunque sociale, pur intrisi di sapienza economicista, possano avere a cuore le sorti del mondo, è un mistero gaudioso che va ad aggiungersi a quelli che già conosciamo. L’esplosione incontrollata dello sviluppo tecno-economico, con uno sguardo alla Borsa più che alla produzione di beni e servizi, l’illimitata sete di profitto che anima non solo gli azionisti delle multinazionali, ma soprattutto quelli che tirano i cordoni della speculazione finanziaria, che non si basa più sulla previsione dei movimenti, delle illusioni e delle speranze degli altri operatori, ma sul grado di corruzione degli stakeholders del mercato e sul coinvolgimento dei loro referenti politici, per determinare con certezza la direzione della domanda e dell’offerta e del valore dei titoli, modifica i termini della competizione libera del mercato, inventandone una deriva ideologica, il liberismo. A tal proposito Keynes affermava: ”…quanto più perfezionata è l'organizzazione dei mercati di investimento, tanto maggiore sarà il rischio che la speculazione prenda il sopravvento sull'intraprendenza”. Con l’adesione incondizionata ai voleri degli operatori di Borsa, oggi la politica non è più che un “flatus vocis”, e vende i popoli allo speculatore di turno.

Al posto di Madre Teresa, di san Francesco, di uomini e donne che hanno rinunciato a vita comoda e carriere prestigiose per aiutare il prossimo, abbiamo messo lo speculatore di Wall Street, i CdA delle multinazionali globaliste, predatrici di terre, fortune di popoli e vite umane, l’uomo politico cinico e baro che altro non aspetta che compiacere quegli speculatori e quelle multinazionali. Mentre si attende alla via Crucis col Papa e quattro gatti in una piazza deserta. Con Cristo che vorrebbe scendere giù dalla Croce, senza attendere la Pasqua, per menare le mani come nemmeno con i mercanti del tempio.

La proposta di svuotare dall’interno gli egoismi degli Stati aderenti alla UE, con la valorizzazione delle Comunità Territoriali, protese a esaltare la funzione sociale della politica in base a storia, interessi comuni, lingua, progettualità, resta l’unica valida soluzione per una Europa dei Territori, per una visione Etica e Solidale di un futuro condiviso. Serve l’autodeterminazione amministrativa, Costituzioni agili e cucite addosso, con perizia di artigiano, alle necessità e possibilità di sviluppo di ogni realtà regionale e/o periferica. Serve attuare una federazione di nazioni territoriali indipendenti da qualsiasi accentramento di potere, con patti simmetrici che siano gestibili e duttili nell’interpretazione. Con una visione comune del lavoro, della produzione di beni e servizi, della gestione d’assieme delle risorse. Mediante una politica di indirizzo economico e produttivo dettata dall’esperienza dei produttori e da grandi professionalità tecniche al servizio (al servizio e non al comando) della politica. E’ l’unico modo per sfuggire ad una lettura della Storia inutile ed obsoleta, fatta di guerra sanguinosa e perenne, guerra ai margini del Continente e guerra esportata nei paesi del terzo mondo.

Sarà difficile, forse lo pagheremo con difficoltà e sacrifici, ma meglio, assai meglio immaginare un’Europa dei popoli e delle speranze condivise, vincolata in un ideale comune da progetti reali e solidali. Un’Europa senza vincoli di soggezione tra Territori e Nazioni, in cui ogni membro non sia obbligato ad “avere gli stessi nemici e gli stessi amici” -come condannava Atene imperiale le città avvinte, negando la stessa ragion di Stato a fondamento del governo di una Nazione, la loro politica estera. Piuttosto che venir murati in un macabro mausoleo di direttive finanziarie incontestabili, più vicine ai ricatti usurai che alla solidarietà umana e di impresa, ammaestrati e ammorbiditi, i popoli e le menti, dall’inesausto pronunciamento di concetti astratti, senza alcuna attinenza con la vita reale. Una UE che si spaccia per democratica dimenticando, per prima la superbia tedesca, l’insegnamento di Cleone l’Attico che, inducendo i compatrioti a non aver pietà di nemici ed alleati, affermava: “…mi rendo conto di come sia impossibile per una democrazia governare un impero”. Meglio, assai meglio sperare in un’alba diversa, che in una UE che tracima verso l’abisso, senza nessun presupposto etico che possa garantirne un futuro.

“…e Perseo allora decapitò la Medusa, vibrò il colpo guardando la Gorgone riflessa in uno scudo lucente donatogli da Atena, per non venirne pietrificato. Dal collo reciso della Gorgone uscirono allora l'eroe Crisone e il cavallo alato Pegaso. Perseo depose nella kibisìs la testa della Gorgone, montò sul cavallo Pegaso e volando con esso riuscì ad evitare l'inseguimento delle altre due Gorgoni nel frattempo svegliatesi”.

Così dice il Mito, così ci consola la Sapienza, per una Europa dei Popoli

MAURIZIO CASTAGNA

L'autodeterminazione dei Popoli dovrebbe essere la base della UE, invece, come risalta agli occhi di tutti, è soltanto un Europa delle piccole patrie, in mano alla finanza senza scrupoli dei potenti del mondo.

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