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La libertà come intesa in Occidente

La stampa occidentale, quella allineata al Potere che, nelle democrazie liberiste, tutto vede e

Julian Assange

tutto controlla, afferma ci sia una fondamentale differenza tra l’agire delle Istituzioni dei paesi che all’Occidente si oppongono e quest’ultimo


Eppure abbiamo, in Occidente, un uomo, un giornalista, che langue da anni per aver rivelato le azioni criminogene di un gruppo di personalità dell’establishment USA, documenti da fonti anonime e informazioni segrete; tra questi, notizie riservate sui bombardamenti nello Yemen, sulla corruzione nel mondo arabo e le e-mail del governo turco dopo le purghe di Erdoğan nel 2016.


Julian Assange, il suo nome, si palesò, all'attenzione internazionale, nel 2010, quando fece trapelare notizie che comprendevano il video Collateral Murder (Uccisioni Collaterali) nell’aprile 2010, i diari della guerra in Afghanistan (luglio 2010), i diari della guerra in Iraq (ottobre 2010), indicando in alcune azioni strategiche americane il deliberato consenso all’ uccisione di massa di civili.

Il 28 novembre 2010 Assange rende di pubblico dominio oltre 251.000 documenti diplomatici statunitensi, molti dei quali etichettati come "confidenziali" o "segreti", che rivelano il consenso ad azioni terroristiche contro la popolazione civile negli scenari di guerra.

È dal 2010 che la potente macchina, da guerra è il caso di dire, dei tribunali anglosassoni (in USA, in Gran Bretagna e in Australia) si è messa in moto per privare Assange della sua libertà personale.


La stessa cosa avviene in Spagna

Carles Puigdemont, 130° presidente della Generalitat de Catalunya, vive da ormai 5 anni in esilio. E che la legislazione spagnola sia ferocemente illiberale, lo dichiarano le stesse fonti governative, non esplicitamente, ma quando chiedono al Presidente di tornare in Spagna, testimoniare davanti al Tribunale Supremo, in base ad un accordo nel quale verrebbe invocato l’indulto per lui e resa possibile una profonda riforma del reato di sedizione, anticamera di una soluzione a “tarallucci e vino” della questione catalana nell’ambito dello Stato spagnolo. Ovviamente, il Presidente non ne ha voluto sapere, garantendo il diritto dei catalani all’autodeterminazione


Da noi, forse anche peggio.

Da noi i servizi segreti sono “al servizio”, mi si perdoni il poliptoto, di quelli statunitensi, sin dalla strage di Portella della Ginestra, la prima di quelle poi rimaste senza colpevoli o nelle quali i colpevoli siano risultati poco probabili o, addirittura, palesemente innocenti.

Come ebbe a dichiarare William Colby nel suo “La mia vita nella CIA”, l’Italia è stato il laboratorio nel quale sono state sperimentate le più nefande manipolazioni clandestine di operazioni sotto copertura, poi esportate in tutto il mondo. Gli americani non temono di essere indicati a dito, di esplicitare le notizie che li potrebbero indicare come colpevoli di azioni nefande, una democrazia potente, è intoccabile. In Italia, i maggiordomi USA del potere, tentano, al contrario, di nascondere quali siano le proprie colpe.

Ma non è tutto. In Italia, tuttora, vige una legislazione antimafia “di emergenza”. Per carità, rappresentata anche da valorosi magistrati, ma che esonda dall’applicazione corretta della giustizia, quando, proprio per assecondare il termine eccezionale (l’emergenza) trova il modo di coinvolgere sul banco degli imputati persone ed aziende che, con la mafia, mai hanno avuto a che fare o che, della mafia, sono state succubi, costrette a pagarne il pizzo e ad avere capannoni ed impianti bruciati.

Decine e decine di imputati, nelle maxi retate e nei maxi processi, sulla base di dichiarazioni di delinquenti e mentitori seriali (Mutolo e Scarantino, i più famosi negli ultimi 30 anni) che cercano con testimonianze di comodo di avere pene più miti, poi risultano pienamente riabilitati nei vari gradi di giudizio. Ma, intanto, le loro aziende sequestrate, e gestite da commissari incapaci, falliscono miseramente, lasciando spazio, per eterogenesi dei fini, proprio alle imprese di mafia.

Non voglio soffermarmi sui quattro casi citati, ma prima di gridare alla sacralità delle democrazie occidentali, al rispetto che è dovuto per legge ai cittadini di questo primo mondo, sarebbe necessario informarsi e bene, studiare prima di criticare.

È falso quanto dichiarato, sin dall’antichità con Pericle, che la democrazia presenti una maggior apertura verso ciò che è il diverso, verso gli stranieri e soprattutto verso la loro cultura, le loro tradizioni, le loro etnie, se non solo come esibizionismo dei sentimenti a favore della demagogia politica. Perché per diventare ricche e potenti, le democrazie, hanno bisogno del sangue e del sudore dei “diversi”, dei vinti, dei beni delle terre che vanno necessariamente conquistate, con azioni di guerra o diplomatiche, trascinate nella sfera di influenza della democrazia vincitrice. Sfera dalla quale è praticamente impossibile sottrarsi.

Cosa afferma Tucidide? Che senza denaro non si fa la guerra, e senza guerra non si consolida il potere di una Nazione che aspira all’egemonia, Atene ai suoi tempi, appunto. Il confronto va fatto con Sparta che, al contrario, era uno Stato che presentava istituzioni chiuse, governava un territorio prossimo, non aveva bisogno di conquiste e di ricchezza esorbitante per garantire la libertà degli spartiati.

Fatte le debite differenze con i tempi odierni, è opportuno trarre conclusioni. Che devono essere obiettive e che, proprio per amor di verità, non possono demagogicamente garantire alcun primato alle democrazie liberiste.


Maurizio Castagna

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