• Maurizio

I Vespri Siciliani: il fatto storico, la vicenda raccontata

Aggiornato il: giu 28

Amici, voglio leggere i Vespri con una diversa angolatura, per sottolineare come un fatto

Maurizio ad una manifestazione

accaduto, possa essere proposto in modo completamente diverso, dal punto di vista dell’osservatore e del narratore.

Un modo di vedere le cose che, in qualche modo, sposa, si parva licet, le indicazioni della fisica quantistica, che mette in rilievo il ruolo dell’ “osservatore” dei fenomeni fisici.

Prendiamo i Vespri, orgoglio dei Siciliani, come viene nello stesso modo avvertita la rivolta popolare contro l’Inquisizione prima, contro i Francesi giacobini poi, dai Napoletani che conoscono la Storia.

Ebbene il musicista e patriota della causa dell’Italia unita, Giuseppe Verdi, lesse l’avvenimento siciliano in modo diverso da quel che la Storia ci tramanda.

Spero di essere capace di individuare le notevoli discrepanze tra il “fatto accaduto” e l’episodio immaginato.

L’anno è lo stesso, il 1282. Uno dei protagonisti, Giovanni da Procida, medico di Federico II, è presente come storico, fiero partigiano aragonese e come congiurato con una nobile fanciulla, nella versione romanzata. Insieme a lui, appaiono sullo sfondo tremebondi siciliani, ebbri del sangue della vendetta, una immaginaria Elena ed un immaginario Arrigo. Del conte di Geraci, di Alaimo da Lentini, di Palmiero Abate, di Gualtiero di Caltagirone, esponenti della rivolta “vera”, nemmeno l’ombra.

Il libretto dell’opera mostra una piega diversa, dal fatto realmente accaduto, a volere (certo!) indicare come necessaria l’ansia di ribellione del popolo contro il sopruso, ma evitando di tratteggiare con troppa evidenza l’anelito di indipendenza dei siciliani ancora, per il cigno di Busseto, troppo…borbonici. Realizzando, così, un drammone familiare con sfocati riferimenti storici.

Era necessario indicare nello straniero il nemico. Ma essendo, lo straniero, non austriaco bensì francese, lo si doveva disegnare comunque sentimentalmente disposto a rinunciare alla malvagità, scosso da sentimenti paterni. I francesi erano alleati dei Savoja, e gli stessi Savoja parlavano correntemente in francese.

Al termine i siciliani saranno tratteggiati come gente avida di vendetta, insensibile ai nobili sentimenti di due giovani sposi e al ravvedimento di un padre amorevole benché “nemico”.

Certo, la paura di rivolte e cospirazioni indusse Parma e Napoli ad evitare si calcasse troppo la mano sull’orgoglio siciliano e sul concetto di “despota”, evitando, alle rispettive “prime”, si scrivesse sulle locandine la parola “Vespri”; avvilendo, così, ancora di più l’intricata faccenda intrisa di fedeltà allo Svevo, di orgoglio siciliano, di acume politico e di capacità di coinvolgere nazioni e re, esaltando la centralità mediterranea dell’Isola.

Verdi, immenso musicista, discreto millantatore

Ah, antudo!

Maurizio castagna

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