• Maurizio

I GIORNI DELLA MEMORIA


In questi giorni abbiamo commemorato le Foibe carsiche e, appena prima, le stragi naziste nei

Arpa

campi di concentramento, ma ci sarebbero da rievocare altri genocidi, con vittime civili, che il nostro paese ha delegittimato nell’oblio. Dal Risorgimento in poi, una sequela di lutti e violenze, giustificate per censo, ideologia, per la diversa appartenenza territoriale, per la brutale convinzione che i vinti debbano essere oppressi.

Ma niente, come il negazionismo e il giustificazionismo, lede di più la qualità del pensiero dell’uomo, la sua dignità

Mi è capitato di veder censurata una notizia da amici che distribuiscono una rivista sull’autodeterminazione dei popoli, perché proveniente da persona sgradita, portatrice sana di un virus ideologico diverso da quello che pare essere l’asse portante della maggior parte degli articoli pubblicati. E sì che ne scrivo anche io di articoli, su quella rivista e, seppur mai ideologicamente schierato, ne apprezzo la qualità e le proposte. Sono rimasto stupito. Combattere dalla stessa parte, sulla stessa barriera, con gli stessi generosi istinti ed impulsi rivolti all’aiuto fraterno di popolazioni decimate dalla violenza e dalle fatiche, pare non basti. Ci vuole un passaporto. Non condivido le idee di quella persona “non gradita”, ma so che si spende per i poveri e gli ultimi. Semmai pecca di incoerenza, ma davvero non vedo quale possa essere il suo “crimine”. Crimine così grave da discriminarlo sullo stesso fronte di guerra.

E così oggi, sui social, piovono dichiarazioni d’amore e dolore per i caduti istriani ed elucubrazioni sul perché quegli orrori furono possibili. Sui “prodromi”. È certo che fu la violenza nazifascista a scatenare la guerra e il terrore in Jugoslavia, e non fu giusto. Come non fu giusto farne pagare le conseguenze alla popolazione di Istria e Dalmazia. Un orrore non consente l’altro. A meno di legittimare la biblica invettiva del “dente per dente, occhio per occhio”.

E i negazionisti a sinistra, negando la violenza criminale delle Foibe, pareggiano i conti con i negazionisti a destra, sulle miserie, le depravazioni e l’inumano olocausto nei campi di concentramento.

Oddio, si obietta, ma il numero delle vittime è diverso, la folle perversione criminale dei secondi ha partorito milioni di morti, mentre i budelli carsici hanno accolto poche decine di migliaia di vittime. Certo, contiamo i caduti, stiliamo una classifica dell’orrore e celebriamo il vincitore, sul podio con altri due criminali appena meno abietti

Come se la nostra personale visione del mondo, poi, potesse concederci un passaporto di impunità e come se ammettere gli eccessi di coloro di cui condividiamo genericamente il pensiero fosse un attacco diretto alla propria persona. Sembra, a noi stessi, che non sia possibile dichiarare la nostra scelta così poco saggia solo perché i nostri compagni di strada si macchiano, di tanto in tanto, di qualche eccesso di folle perversione. No, noi dobbiamo essere, per forza di cose, buoni e virtuosi e qualsiasi schieramento si sia scelto, da noi prediletto, deve giustificare il candore che certamente ci portiamo dietro dalla nascita. E quindi le azioni criminali dei popoli liberisti ed imperialisti, così come quelle del Reich millenario e quelle compiute in nome delle masse proletarie, vengono da noi stessi giustificate se apparteniamo, per cultura, scelta ideologica, opzione politica, sentimento (?) religioso all’una o all’altra fazione. Sempre che ci sia concesso di inveire contro quegli altri, sicuramente e follemente diabolici. Ma infine, giustificando noi stessi, e giustificando quegli altri sé stessi, giustifichiamo l’umanità intera, certamente senza peccato. E quindi Cristo sarebbe morto invano.

Ma che male c’è ad ammettere una colpa? Se, tanto più, non l’abbiamo condivisa, non ne siamo stati i fautori, non abbiamo eseguito materialmente i soprusi, gli omicidi, le violenze?

Non esiste un’ideologia buona per principio e ogni partigianeria in sé ha un portato di violenza e di ottusa condivisione degli eccessi, perché ci si illude di essere la “parte eletta”. Ogni potere politico, ogni partito, ogni aggregazione sociale, tende a conquistare il maggior spazio istituzionale, il maggior peso nella società. Quindi non può generare in sé il germe della disposizione alla verità assoluta, dovendo disciplinare con astuzia la propria azione, volta alla scalata del potere. La verità non può appartenere agli uomini per diritto, che hanno invece bisogno del bagno purificatore dell’ammissione degli errori, delle colpe, delle omissioni.

Persino Cristo dubitò del Padre sulla Croce. E a noi viene chiesto di credere ciecamente in altri esseri umani, umanamente fallaci, pur se geniali portatori di istanze diverse e innovative?

Perché? È un indizio di superbia, credere di essere infallibili o nell’infallibilità della propria scelta. Un pensiero che sia sociale, filosofico, politico, religioso, persino scientifico, credo che debba essere necessariamente di natura congetturale. Un’opinione, forte magari. Ma che non può soggiacere all’istinto di sopraffazione su chi non crede, per chi ha una visione diversa del mondo, delle cose che avvengono, dei risultati di studi e ricerche.

Ammettere le colpe e verificare le omissioni, lo capisco, è per gli spiriti forti. A nessuno piace abdicare alla voluttà di collocarsi con l’immaginazione al posto del Dio Creatore, piuttosto che sulla Croce del Dio che sconta gli errori e gli orrori dell’Umanità.

Quando, alla difesa degli oppressi, si accingeranno uomini e donne capaci di capirsi senza schierarsi, forse questo mondo otterrà una chance di sopravvivenza. Ma credo, considerato l’orrendo chiacchiericcio sui morti delle nostre due giornate del ricordo, che questo resterà un mio pio desiderio.

Ricordate quel film del ’56 di Ichikawa, l’Arpa Brimana? Un soldato giapponese, smessa la divisa, indossando la “kesa” arancione dei bonzi, con un “saun”, una piccola arpa birmana, andava suonando sui campi di battaglia, cosparsi del sangue di amici e nemici, chiedendosi se questo bastasse per “…portare un poco di pietà laddove non era esistita che crudeltà”. E concludendo che: “…non importerebbero la guerra, la sofferenza, la distruzione, la paura, se solo potessero da queste nascere alcune lacrime di carità umana”

Non credo ci sia altro da aggiungere

Maurizio Castagna

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