• Maurizio Castagna

Franca Viola e le catene spezzate

Santo Stefano, 26 dicembre 1966, viene rapita Franca Viola. Non era ancora nato il movimento di

fuffa delle femministe "impegnate", molte delle quali in inverno erano solite soggiornare a Cortina, d' estate a Capri.

E che più di inneggiare al clitoride altro non sapevano fare che emettere "coraggiosi" gridolini all'indirizzo dei primi idoli della stagione beat. Certo, c'erano donne che avevano una visione diversa della società, allora tribalmente e vergognosamente maschilista, che programmavano azioni di protesta proponendo concetti nuovi e, fino ad allora, inimmaginabili. Ma erano una minoranza. Poi, il movimento stesso, finì con il confluire nella protesta politica e sociale, quella più dura, sistematica e coraggiosa, e se ne persero le tracce, almeno quelle più identitarie ed evidenti. E, per di più, era all'ordine del giorno il disprezzo sociale verso il "meridionale", privato delle sue caratteristiche migliori e dipinto come mafioso e profittatore dalla opulenta "civiltà del Nord". Questo stigma contribuiva a mortificare qualsiasi tentativo di emancipazione culturale, morale e sociale delle donne del Sud (che, detto per inciso, ancora oggi, rappresentano la categoria più discriminata dell'intera Europa, per cui tutti gli studi indicano come situazione peggiore, nell'inclusione sociale, l' essere donne, meridionali, disoccupate e madri)

Eppure la vera rivoluzione dei costumi fu prodotta, come sempre del resto (come quando i napoletani calciarono a calci i domenicani dell'Inquisizione Spagnola, unici con tale coraggio in Europa), nel Meridione d'Italia, in Sicilia. Protagonisti Franca Viola, suo padre Bernardo, suo marito Giuseppe Ruisi e decine di giovani siciliani che, intervistati in televisione, non esitarono a schierarsi dalla parte della ragazza. E anche il sistema mafioso non usò la criminale ritorsione che si paventava. Franca Viola fu un terremoto civile che scosse dalle fondamenta un sistema sociale e giuridico arcaico, vile e violento, che non apparteneva alla Sicilia, ma a tutto il paese. Franca fu imitata da tante ragazze, la Sicilia si adattò subito, il sistema Italia ci mise assai più tempo, nel 1981 fu abolita la giurisdizione "premiale" per gli stupratori, nel 1996 lo stesso stupro fu dichiarato reato non contro la morale ma contro la persona. Bernardo Viola si schierò con la figlia, in tribunale erano soliti tradurre le sue dichiarazioni, non avrebbero mai potuto comprendere i suoi sentimenti. Un altro eroe fu il ragazzo che portò Franca all'altare, dicendo "Meglio vivere qualche anno con te, poi finendo ammazzato, che rinunciare a starti accanto", Siciliano anche lui. E la mafia non osò. Senza essere femminista, Franca fu donna, forte e coraggiosa. A significare che le chiassate di piazza lasciano solo le strade sporche, è il coraggio che cambia le anime. Oggi, forse, ci vorrebbero tante Franca Viola e tanti uomini come suo padre e suo marito. Non ne vedo in giro.


Maurizio Castagna

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