• Maurizio

Come disse quel tale?

A proposito del pensar male? Che si fa peccato, ma talvolta non si va lontano dalla verità.


Ecco, appena dopo il passaggio da Israele (o dovrei dire, storicamente, dalla Palestina, Παλαιστίνη come fu chiamata dai geografi greci) il Giornale Rosa ci ricasca. Come, ci ricasca? E certo!

Come ho già scritto, perdonatemi se mi cito : “…ricordo che la decenza mi dice che accanto ai morti di morte violenta, ai morti innocenti, si sta in silenzio. In una terra avvolta da un oscuro dramma, si può anche gareggiare. Ma solo per ricordare con rispetto. Manifestare allegria e soddisfazione urlata, stona. E nascondersi dietro la foglia di fico dello sport rende, le due pagine della Gazzetta dello Sport di oggi, ancora più volgari…”, riferendo delle due pagine interne della Gazzetta dedicate al passaggio del giro in, ma si! chiamiamola Terra Santa, gonfie di giubilo e felicità, senza nemmeno un accenno alle disgraziate sorti di quei territori e di quelle genti che vi abitano, di tutte le etnie, e che colpirono la mia attenzione e probabilmente la sensibilità di molti. Certo, ci stavan dietro, oltre al politicamente corretto, i cospicui, in milioni di dollari, finanziamenti al ciclismo israeliano e, in misura certamente minore, alla corsa rosa, di un magnate canadese con affari, residenza e cittadinanza a Tel Aviv, Sylvan Adams, Presidente onorario del Comitato della Grande Partenza del Giro. “Pecunia non oleat” e, dunque, la richiesta di non citare drammi, magari, a conti fatti, in questi tempi così “liberisticamente” bui, ci può stare. Certamente sarebbe stata cosa sconveniente per i padroni (quali?) di casa. E per il miliardario tifoso ciclista.

Ora, i rosa (accidenti, come l’originaria maglia della Juve, la lingua del tifoso azzurro batte dove il dente duole) ci ricascano. E stavolta in Calabria. La Carovana sbarca di nuovo in Italia e, passando per il Sud, i cronisti rosa si ricordano di fare cronaca. Ma guarda un po’. Ora si.

La Regione Calabria investe sul Giro, ci sta, tutte le regioni sperano e giustamente, anche a questo serve la corsa rosa, di ottenerne un ritorno mediatico, in termini di presenze turistiche per i territori amministrati, dal passaggio del Giro – sperano …

Ma, ovviamente, i due pesi e le due misure, sono i contraltari delle due sovranità espresse in questo disgraziato paese da oltre 150 anni. Perciò, i diligentissimi commentatori RAI del Giro, passando per Cetraro, Bandiera Blu intesa ad indicarla come splendida enclave di mare, non riescono a non fare torto alla loro intelligenza… Si fa riferimento, commentando-ma non doveva essere solo sport?-alla latitanza, nei luoghi attraversati, di ndranghetisti e narcos sudamericani e alla famosa “nave dei veleni e scorie tossiche” affondata al largo della costa tirrenica della bella cittadina, dalla malavita organizzata. E, proprio quando ancora è attivo per gli affari correnti il Governo che tuonò contro le bufale sui media, un “penetrante” silenzio affoga questa improvvida, voluta(?) uscita dei cronisti. Per la cronaca, bastava documentarsi, una sentenza della magistratura del 2010 fece luce sul fatto. Non si trattava di una nave che trasportava scorie tossiche , ma di una nave passeggeri. Il fatto fu archiviato dalla Procura Nazionale Antimafia presieduta allora da Piero Grasso!

A pensar male…ma come, in Israele nessun accenno alla situazione nei territori, perché è sport e non è politica, o quantomeno cronaca, e in Calabria un tornado di considerazioni campate in aria, a guisa di scribacchini da Facebook-un cronista serio, perlomeno, dovrebbe cautelarsi andando a studiare le famose carte e i necessari, per la sua professione, documenti.

Poi ci si lamenta che qualche meridionale, ancora una volta frustato a sangue dalla Menzogna e dal protervo uso di amenità che lo colpiscono un giorno si e l’altro pure, affermi che “sarà per caso che Rimini e Riccione non vogliono concorrenti pericolosissime anche nell’estate turistica 2018?” Piagnisteo? Probabilmente si. Sicuramente, però, quella dei commentatori del Giro è una inutile cattiveria.

MAURIZIO CASTAGNA

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