• Maurizio

Cari epigoni del liberismo, perché ci odiate tanto?

Perché voi, che abbracciate la deriva ideologica dell’antico capitalismo e della inesausta

Monetine messe una sull'altra
Pile di monete

prospettiva colonialista delle Nazioni occidentali, che pure avevano, l’uno e l’altra, in certo modo, una loro ragion d’essere, perché voi odiate tanto la gente? (Badate, ho scritto la gente, non il popolo che-ai vostri occhi piccoli come fessure inanimate, slot del pensiero immobile-vi rende insopportabile, così acidamente pare, la vita)?

Perché tenete a ricattare con il ghigno della morte appuntato sull’occhiello della giacca, i beoti e gli inconsapevoli, benché la morte sia pur sempre inevitabile e dunque, da sempre e per sempre, immanente? Perché ci propinate letture univoche dei dati che i vostri giornalisti embedded e l’Areopago degli ierofanti del momento, snocciolano senza soluzione di continuità? Dati che, anche quando parrebbero finalmente positivi, quando pare ci sia via di scampo dal flagello da voi quasi invocato, implorato, impetrato ma mai, dico mai, combattuto davvero con i vostri maldestri provvedimenti, vengono letti con animo contrito, con il tono del differimento ad una condanna futura e sicura? E perché chi voglia regalare una ventata di ottimismo, leggendo, magari con riconosciuta professionalità, quei dati in altro modo, viene schernito come l’ultimo dei pezzenti, come un sopravvenuto “scemo di guerra”?

Perché il vostro Ministro della Salute, Speranza, il magniloquente reggente degli affari regionali, Boccia e l’ineffabile Brusaferro, il pontificante Ricciardi, il perenne referente dei super acquisti in licitazione privata da Covid, Arcuri-dalle siringhe all’acciaio dell’ILVA (che c’entra l’acciaio…ah, bè, non sappiamo, sappiamo che acquista tutto, dalle scrivanie a rotelle alle mascherine monouso, come faccia non si sa…) allorquando pare che il risveglio dall’incubo e il “nuovo inizio” giunga a confortarci, trascinandoci alla vita e al lavoro, quando ci si prepara a lottare nuovamente per il futuro dei nostri figli, a vivere e a morire come i nostri avi ci hanno, dai tempi immemorabili, tramandato essere il nostro ineluttabile destino, declamano con ira funesta che “Tanto tornerà, tornerà il virus, la terza ondata tornerà e lì sarà il pianto e lo stridore di denti?”

Perché gli ineffabili aristoi, sconosciuti se non nei freddi e grigi corridoi percorsi dai boiardi di Stato, nelle attualmente desolate aule accademiche, nelle stanze invalicabili delle Organizzazioni mondialiste costituite per aiutare e che invece dilapidano patrimoni faraonici in favore degli “eccellenti” dell’intero orbe terracqueo e a dispetto dei derelitti, uomini, donne e bambini davvero alla fame, ci parlano con aria contrita della immanente rovina, della morte con la falce, dell’inevitabile ritorno del morbo, della nostra congenita stupidità? Verseggiando come la Pizia di Delfi o la Sibilla di Cuma, quando annunciavano la disfatta, la morte, la sventura? (Benché, almeno loro, persino loro, permettessero una via di fuga, consentissero all’umana intelligenza di interpretare diversamente le profezie, di sciogliere gli enigmi assassini e di farsi beffe del vaticinio).

Cosa si può scorgere in loro, se non una superbia malcelata, l’alterigia di chi partecipa per la prima volta e per un evento mitopoietico, al fulgore della ribalta pubblica, forse con pochi meriti o nessuno?

Cosa porta loro e le varie forme di potere (il giornalismo sostenuto dai soldi pubblici e dall’ elemosina del governo di turno, gli speculatori dagli algoritmi vincenti, che osano mutare la funzione del denaro, ponendolo in rapporto non più con i beni prodotti e i servizi erogati e con i mezzi di produzione ma con altro denaro, producendo ancora e solo e per sé stessi denaro, i beneficati di Stato, amici di amici potenti) a umiliare il dissenso, anche quando pare figlio di grande cura di pensiero, di applicazione nobile delle conoscenze?

Complottisti? E no! Non cadremo nella trappola. Sappiamo benissimo che non esistono complotti, di nessuna sorta.

Esistono piccole e grandi convenienze, dal corto circuito del cuore che ti porta a trattare solo con l’amico di successo, fino all’ammiccamento verso colui che ce l’ha fatta, al disimpegno morale che ti fa accettare il criminale in doppio petto, fino alla condivisione di politiche oltraggiose nei contenuti e nei fini, ma che, vivaddio, ti permettono di godere di un pezzettino di potere. Non ci sono complotti, ma è lecito pensare si verifichino un insieme di circostanze che sono il presupposto di interessi convergenti verso un unico obiettivo, senza chi i vari portatori ne siano consci. E, pezzettino dopo pezzettino, i piccoli e i miserabili avanzano nella giungla della vita, senza ordire complotti, senza inganni perlomeno apparenti, senza alleanze palesemente immorali, senza prendere posizione, perché, prendere posizione, significherebbe perdere il vantaggio dell’agguato, in guerra come in pace, Ma per trionfare hanno la necessità di umiliare l’altro, il piccolo, il debole, il diverso. Che, si badi, non è colui che ha una pelle diversa, che appartiene a una classe sociale disgraziata, che vive di solo lavoro e di triste disoccupazione. No, è il rappresentante dell’altra morale, proprio in senso ontologico, quella che privilegia l’intelligenza come possibilità di espressione e di valore della Persona. L'intelligenza, la qualità che ci fa liberi, ci consente il contraddittorio, ci prepara alla comprensione del presente e del fine ultimo delle cose, e conculcarla è un reato.

Nunc opinio auctoritatis disputandum est nobis, respingere il confronto nel nome del dogma conforme, significa lo scadimento dei valori morali su cui poggia il rispetto dell’uomo in quanto Persona, del suo Spirito, principio e fine dell’essere umano, e questo non potremmo mai perdonarvelo.

MAURIZIO CASTAGNA

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