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Maurizio Castagna

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Mio fratello ha sempre freddo

2021-05-26 09:49

Maurizio

Cultura,

Mio fratello ha sempre freddo

"Mio fratello ha sempre freddo" di Maria Francesca Tiraterra. Un libro sulla sofferenza derivante, spesso, dalle nostre stesse radici

Il 21 maggio, con gli amici della Fondazione Tosi e dalla Sinped (Società Italiana di Neuro-Pedagogia),


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abbiamo portato a termine il nuovo corso per tecnici educatori nelle attività di nuoto per persone disabili.


Nella piscina Terdoppio di Novara, gli amici che condividono la nostra attività a sostegno di uno dei settori più sensibili allo stigma o, viceversa, alla demagogia di una società assente, ci hanno visto uniti, come volontari, nella lotta per i più deboli, per quelli che, per accidente o debolezza, si trovano indietro in un mondo che sembra travolgere soprattutto gli ultimi


La lotta allo stigma diventa fondamentale, così come l’obbligo di porsi all’ascolto, dei disperati e dei dimenticati, ma anche di voci scomode o dissenzienti, essendo, il colloquio e il contraddittorio, le basi del vivere civile.


È stato naturale, perciò, a chiosa della nostra giornata, ospitare un dialogo-intervista tra la prof. Nicoletta Pavesi (ricercatore di Sociologia dei processi culturali e comunicativi alla Cattolica di Milano) e Maria Francesca Tiraterra, autrice esordiente con il libro “Mio fratello ha sempre freddo” (Robin Edizioni).


Dialogo vertente sui temi proposti dal libro stesso: un testo che è una conversazione a due voci, tra un fratello ed una sorella, dentro il mondo dei “tossici”. Tossici stigmatizzati, senza possibilità di riscatto e comprensione, dal “mondo di fuori”.


“…Una lettura che lascia un profondo senso di gratitudine verso l’autrice, perché aiuta a sentirsi meno soli nel percorso dell’accettazione e della sofferenza derivante troppo spesso dalle nostre radici, dalle nostre famiglie.” per dirla con le parole della recensione della scrittrice e poetessa Paola Marconi.


È stato un incontro piacevole e interessante: la prof.ssa Pavesi è riuscita a trasformare la sua intervista in un viaggio letterario, analizzando l’impotenza, la dolcezza, l’ironia sottile e la rinascita della protagonista, raccontati in modo intimo, come in una lettera d’amore (e forse di rabbia) che ci avvicina al fine ultimo della nostra avventura umana: essere accanto a chi soffre.


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